NOTIZIE DEL GIORNO

Un Torquato Tasso in terracotta arriva a Capodimonte: la storia dietro il dono

Facciata sud-ovest del Museo di Capodimonte a Napoli, fotografia del 2016 di Wolfgang Moroder; immagine illustrativa, non del busto donato

Una figura in terracotta realizzata circa centoquarant’anni fa entra nelle collezioni di Capodimonte. Il protagonista raffigurato è Torquato Tasso, ma la notizia del 15 ottobre 2026 riguarda anche chi lo scolpì, il percorso compiuto dall’opera e il gesto di due donatori. Il Museo e Real Bosco di Capodimonte ne annuncia la presentazione alle 16 nella Sala 20. La fotografia qui sopra mostra il museo, non il busto: l’opera è quella descritta nella comunicazione ufficiale.

La pagina del museo, pubblicata il 12 ottobre, indica una presentazione pubblica per giovedì 15 ottobre 2026, alle ore 16. L’incontro fa parte del ciclo «Notizie da Capodimonte», promosso dagli Amici di Capodimonte. La partecipazione è libera fino a esaurimento posti e l’organizzazione segnala un indirizzo per le prenotazioni. Poiché scriviamo prima dell’appuntamento, non raccontiamo l’incontro come già avvenuto né attribuiamo parole ai relatori.

Il dono è di Sir Nicholas e Lady Penny. L’opera è una effigie in terracotta di Torquato Tasso, eseguita intorno al 1885 da Francesco De Matteis, nato a Lecce nel 1852 e morto a Napoli nel 1917. Sono date che contano: il busto appartiene agli anni in cui lo scultore stava formando la propria voce, prima delle commissioni che lo resero più noto nell’ambiente napoletano.

Perché scegliere Tasso? Il poeta è un volto familiare della cultura italiana, ma il dato interessante, in questo caso, non è una generica celebrazione del grande letterato. È la possibilità di osservare come un artista dell’Ottocento abbia interpretato un personaggio di secoli precedenti. Un ritratto immaginato può raccontare il gusto e le idee del tempo in cui fu creato, oltre alla persona che vuole evocare.

Il museo non presenta la terracotta come una fotografia fedele di Torquato Tasso. La definisce «effigie», termine che lascia spazio al lavoro di interpretazione dello scultore. Tasso visse nel Cinquecento; De Matteis operò nell’Ottocento. Fra i due c’è una distanza storica notevole. Tenere distinte le epoche aiuta a leggere l’oggetto per quello che è, senza trasformarlo in una testimonianza diretta dell’aspetto del poeta.

L’annuncio ufficiale colloca l’opera attorno al 1885. Il «circa» è importante: non è stato comunicato un giorno preciso di esecuzione. Il museo collega questo periodo agli esordi di De Matteis e ai suoi rapporti con l’ambiente artistico di Napoli. Per i visitatori, un nuovo ingresso in collezione può diventare un punto di partenza per scoprire percorsi meno noti della scultura italiana di fine Ottocento.

De Matteis arrivò a quella stagione dopo lezioni con Stanislao Lista e Gioacchino Toma e un breve soggiorno a Parigi, secondo la ricostruzione pubblicata da Capodimonte. Sono passaggi di formazione, non una ricetta unica del suo stile. Un artista poteva osservare tradizioni diverse, esercitarsi nel disegno e nella modellazione, incontrare colleghi e poi scegliere soluzioni personali nelle opere che presentava al pubblico.

Nel 1884 partecipò all’Esposizione Nazionale di Torino con tre bronzi. L’anno successivo è quello a cui viene riferito, approssimativamente, il Torquato Tasso oggi donato. L’accostamento non prova che il busto fosse esposto a Torino; la fonte non lo afferma. Permette però di collocarlo in una fase attiva di ricerca, quando De Matteis stava facendo conoscere il proprio lavoro oltre il suo territorio di origine.

Il materiale offre un’altra chiave. La terracotta nasce da argilla modellata e cotta. La mano dello scultore può lasciare tracce che rendono il volto diverso dalla finitura levigata di un marmo o dalla superficie di un bronzo. Non avendo esaminato l’opera da vicino, non descriviamo segni specifici che potrebbero non esserci. È comunque utile sapere perché il nome del materiale compare nell’annuncio e nella scheda dell’oggetto.

La provenienza è parte della storia. Prima del dono dei Penny, la terracotta apparteneva alla collezione di Sir Brinley Ford, studioso e collezionista interessato agli artisti britannici e irlandesi che visitarono l’Italia nel Settecento. Il museo cita questo passaggio per spiegare l’interesse del collezionismo anglosassone verso la produzione artistica dell’Italia meridionale. Non vengono date, nella nota, tutte le date dei trasferimenti intermedi.

Un’opera che cambia proprietario non perde automaticamente il proprio contesto. Quando arriva in un museo, la ricerca può ricostruire autore, materia, datazione, provenienza e legami con altre opere. Il pubblico riceve così più di un oggetto da guardare: riceve una storia verificabile, che può essere arricchita da studi futuri. La donazione non autorizza a immaginare un precedente abbandono o un ritrovamento fortuito: la fonte non parla di questo.

Statua di Torquato Tasso a Sorrento, fotografata da Antiqueight nel 2018; opera diversa dal busto di Capodimonte
Torquato Tasso nella statua di Sorrento: fotografia illustrativa di un’altra opera. Antiqueight / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0; nessuna modifica.

La fotografia principale documenta la facciata sud-ovest del Museo di Capodimonte. Fu scattata da Wolfgang Moroder nel 2016 ed è disponibile con licenza Creative Commons BY-SA 3.0. È un’immagine reale del luogo, ma non della presentazione del 2026. La distinzione serve a non attribuire a una fotografia di archivio un valore di prova per un evento odierno.

Più avanti compare una fotografia della statua di Torquato Tasso a Sorrento, scattata da Antiqueight nel 2018 e pubblicata con licenza CC BY-SA 4.0. Anche questa è illustrativa: è un’altra opera, in un’altra città. Non rappresenta la terracotta di De Matteis. Il confronto aiuta soltanto a ricordare che la stessa figura storica può essere interpretata in modi differenti da artisti di epoche diverse.

Perché un busto apparentemente piccolo può essere significativo? L’annuncio del museo sottolinea che l’opera documenta una fase cruciale degli inizi di De Matteis. Le prime prove di un artista permettono di osservare scelte che in seguito possono cambiare: soggetti preferiti, trattamento del volto, relazione fra studio e opera destinata al pubblico. Non occorre dichiararlo un capolavoro sconosciuto per riconoscerne il valore documentario.

Il percorso successivo dello scultore mostra perché questa fase suscita interesse. Nel 1887 De Matteis ottenne successo alla Promotrice Salvator Rosa con «Troja ammaestrata», oggi nelle collezioni Intesa Sanpaolo presso le Gallerie d’Italia di Napoli. Negli anni seguenti arrivò il lavoro per la decorazione del caffè Gambrinus, indicato dal museo al 1890. Il busto precede questi episodi.

Nella stessa ricostruzione compare anche il rapporto fra De Matteis e Domenico Morelli. La nota non riduce il loro legame a una singola collaborazione né fornisce un catalogo completo delle opere condivise. Per capire una carriera artistica, questi riferimenti sono inviti a cercare fonti più ampie, non pretesti per attribuire a Morelli una parte del Torquato Tasso senza prova.

La donazione riguarda Capodimonte, ma il racconto attraversa Lecce, Napoli, Torino, Parigi e una collezione britannica. Seguire queste tappe fa capire come circolavano gli artisti e le opere nell’Ottocento e come continuano a muoversi oggi attraverso collezioni e doni. Non ogni tappa è necessariamente documentata per questa terracotta; quelle citate riguardano la formazione dell’autore e la provenienza resa nota.

Il museo attribuisce alla nuova acquisizione anche un valore per lo studio della scultura napoletana e meridionale di fine Ottocento. È un settore che spesso riceve meno spazio, nel racconto popolare, rispetto ai grandi dipinti più antichi. Una singola opera non riscrive da sola la storia dell’arte, ma può aggiungere un documento utile alle comparazioni e attirare nuove domande.

La presentazione è prevista nella Sala 20. Il luogo preciso è utile a chi intende partecipare, ma prima di partire conviene consultare la pagina ufficiale per eventuali variazioni di accesso o disponibilità. «Partecipazione libera fino a esaurimento posti» non significa posto garantito. L’avviso indica un contatto per la prenotazione; non raccogliamo prenotazioni o dati personali tramite commenti social.

Fra gli interventi annunciati ci sono il direttore Eike Schmidt, Maria Tamajo Contarini del museo, Diletta Gamberini della Scuola Superiore Meridionale e Massimo Guastella dell’Università del Salento. La presenza dei donatori è indicata nella comunicazione. Il programma mostra che la presentazione vuole unire informazione al pubblico e approfondimento storico; non conosciamo, prima dell’incontro, il contenuto esatto delle loro relazioni.

Un visitatore può osservare il busto con alcune domande semplici. Quale età sembra avere il personaggio? Quali elementi fanno pensare a un poeta? Il materiale è lasciato visibilmente modellato o appare rifinito? La scheda museale può distinguere ciò che si vede da ciò che è documentato. Sono domande per una visita attenta, non descrizioni certe dell’opera che non abbiamo ancora visto dal vivo.

Fotografia reale di Fobos acquisita dalla sonda NASA Mars Reconnaissance Orbiter il 23 marzo 2008; colori combinati da bande blu-verde, rossa e infrarossa, non immagine della futura MMX
Fotografia reale di Fobos acquisita dalla sonda NASA Mars Reconnaissance Orbiter il 23 marzo 2008; colori combinati da bande blu-verde, rossa e infrarossa, non immagine della futura MMX

Le immagini online di un oggetto non sostituiscono la dimensione reale. Luce, inquadratura e ritaglio possono accentuare dettagli e nasconderne altri. Nel nostro articolo abbiamo scelto fotografie illustrative con licenza chiara invece di riprodurre la foto della locandina del museo senza una licenza di riuso esplicita. Per vedere proprio la terracotta, la comunicazione di Capodimonte resta il riferimento diretto.

Il fatto che il soggetto sia Torquato Tasso aggiunge un ponte con la letteratura, ma la notizia non richiede di ricordare a memoria la «Gerusalemme liberata». Si può partire dalla curiosità per un volto e arrivare alla storia di chi lo modellò. Così un manufatto del 1885 circa diventa una porta d’ingresso al racconto del collezionismo, della formazione artistica e dei musei contemporanei.

Le date meritano un ultimo controllo: l’annuncio è del 12 ottobre 2026, l’incontro è previsto per il 15 ottobre, il busto risale approssimativamente al 1885. Sono tre tempi diversi. Mescolarli produrrebbe un titolo fuorviante, come se la scultura fosse stata appena creata o la presentazione già conclusa. Una notizia culturale accurata guadagna interesse proprio perché rende comprensibile questo viaggio nel tempo.

Quando il museo acquisisce un’opera donata, il gesto privato diventa occasione pubblica. La nota di Capodimonte spiega che il Torquato Tasso arricchisce le collezioni e aiuta a ricostruire i rapporti dello scultore con il contesto napoletano. Chi è interessato può seguire gli aggiornamenti del museo dopo la presentazione: eventuali nuove fotografie, studi o indicazioni espositive dovranno venire da fonti ufficiali.

La storia della provenienza insegna anche a fare attenzione alle etichette. «Dalla collezione di Sir Brinley Ford» è un’informazione riportata dal museo; non specifica da chi Ford avesse acquistato la terracotta, in quale anno o a quale prezzo. Questi dettagli potrebbero emergere da documenti d’archivio, ma non vanno riempiti con supposizioni. Una catena di possesso, quando è documentata, aiuta gli studiosi a seguire il viaggio materiale dell’opera e a confrontare vecchi inventari, fotografie e cataloghi.

Anche il numero d’inventario è un piccolo dato concreto: la locandina citata nella pagina ufficiale indica OA 9258. Per chi consulta schede o cataloghi, un numero del genere può distinguere questo preciso oggetto da altri ritratti di Tasso. Non è un valore economico e non dice nulla, da solo, sulla qualità della scultura. È soprattutto un riferimento per identificare senza equivoci l’opera in una collezione che comprende molti manufatti.

Le fotografie con licenza aperta rendono possibile accompagnare il racconto senza appropriarsi di immagini non autorizzate. La licenza Creative Commons delle due foto scelte richiede attribuzione, collegamento ai termini e indicazione di eventuali modifiche. Qui le fotografie non sono state modificate; i nomi degli autori, i collegamenti e le licenze sono riportati nei crediti. Questo non cambia il loro significato: una facciata e una statua a Sorrento restano immagini di contesto, mai documentazione del nuovo busto.

Chi visita Capodimonte in un altro giorno dovrebbe verificare se e dove la terracotta sarà effettivamente esposta: una presentazione pubblica e l’ingresso in collezione non significano automaticamente esposizione permanente nella stessa sala. Il museo potrà comunicare successivamente collocazione e modalità di visita. È una distinzione pratica per non promettere a chi viaggia fino a Napoli di vedere l’opera in una posizione che oggi non è confermata dalla fonte.

La notizia, dunque, è questa: alle 16 del 15 ottobre Capodimonte presenta il dono dei Penny, una terracotta di Francesco De Matteis che raffigura Torquato Tasso. Il suo interesse non è soltanto il nome del poeta, ma il percorso di un artista salentino nell’ambiente napoletano e quello dell’opera attraverso il collezionismo. Per dettagli pratici e aggiornamenti, fare riferimento al museo.

Fonte primaria: Museo e Real Bosco di Capodimonte, comunicazione pubblicata il 12 ottobre 2026, https://capodimonte.cultura.gov.it/notizie-da-capodimonte-giovedi-15-ottobre-2026-presentazione-del-torquato-tasso-di-francesco-de-matteis-dono-di-sir-nicholas-e-lady-penny/. Fotografie illustrative: Wolfgang Moroder, Museo di Capodimonte, CC BY-SA 3.0; Antiqueight, statua di Tasso a Sorrento, CC BY-SA 4.0. Le immagini non ritraggono la nuova terracotta. Nessuna modifica alle fotografie.

Nota editoriale. Questo articolo ha finalità informative e pratiche. Quando un argomento riguarda sicurezza, salute, impianti o animali, verifica sempre le indicazioni ufficiali o rivolgiti a un professionista qualificato.
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