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Antartide, il ghiaccio marino invernale del 2026 è il terzo meno esteso nei dati satellitari
Ogni inverno australe il ghiaccio marino attorno all’Antartide si allarga; poi, con la stagione più calda, si ritira. Il 12 ottobre 2026 la NASA ha pubblicato un aggiornamento sul massimo raggiunto quest’anno: secondo NASA e National Snow and Ice Data Center, il 14 settembre la sua estensione era stimata in 17,59 milioni di chilometri quadrati, il terzo massimo più basso nella serie satellitare. Il dato riguarda il ghiaccio che galleggia sul mare, non tutta la calotta del continente.
Il calendario delle stagioni è rovesciato rispetto all’Italia. Quando qui si avvicina l’autunno, nell’emisfero sud finisce l’inverno. Il ghiaccio marino antartico raggiunge di norma il massimo intorno a settembre e il minimo verso febbraio. Per questo un numero pubblicato in ottobre può descrivere una misura di metà settembre senza essere una notizia vecchia.
La NASA precisa che il massimo annuale è stato probabilmente raggiunto il 14 settembre 2026. L’estensione stimata è di 17,59 milioni di chilometri quadrati. Per dare un senso al numero serve il confronto con la serie di osservazioni satellitari iniziata alla fine del 1978: nell’archivio, soltanto due massimi stagionali risultano più bassi.
“Estensione” non significa che ogni centimetro della superficie delimitata sia coperto da ghiaccio compatto. Gli scienziati contano le aree in cui la concentrazione di ghiaccio marino raggiunge almeno il 15 per cento. Dentro il perimetro ci possono quindi essere tratti d’acqua aperta. È una definizione tecnica importante quando si confrontano anni diversi.
Il ghiaccio marino è acqua di mare congelata che galleggia. La calotta e i ghiacciai antartici, invece, poggiano sulla terraferma. I due fenomeni sono collegati al clima, ma non vanno confusi. Il nuovo dato NASA descrive il massimo stagionale del ghiaccio marino, non una misura diretta di quanto ghiaccio terrestre sia stato perso nel 2026.
L’Antartide è un continente circondato dall’oceano. Durante l’inverno il ghiaccio può espandersi verso latitudini più basse; durante l’estate si scioglie in gran parte. Questo comportamento è diverso da quello dell’Artico, un bacino oceanico quasi circondato da terre. Confrontare direttamente le due regioni senza considerare la loro geografia può portare a conclusioni sbagliate.
Come si misura una zona tanto grande e spesso coperta da nuvole? I ricercatori usano sensori satellitari a microonde passive. Il ghiaccio marino e l’acqua libera emettono energia in modo differente; i segnali permettono di distinguerli anche quando le nubi impediscono una normale fotografia. La continuità delle misure è ciò che rende utile il confronto nel tempo.
La NASA ricorda che dal 1979 al 2014 l’estensione complessiva del ghiaccio marino antartico era cresciuta leggermente, con forti variazioni da un anno all’altro. Dal 2016 si sono osservate diminuzioni importanti e, pur con qualche recupero temporaneo, la copertura è rimasta in generale più bassa rispetto al passato recente. Gli scienziati continueranno a seguire la serie per capire meglio le cause e la persistenza di questi cambiamenti.
Un singolo anno, anche quando è fra i più bassi, non racconta da solo tutto il clima. Contano la sequenza degli anni, le condizioni atmosferiche e oceaniche e il metodo di misura. Il dato del 2026 è però un segnale concreto: il massimo invernale si colloca nuovamente nella parte bassa della serie osservata dai satelliti.
La fotografia principale mostra vero ghiaccio marino nel mare di Weddell, ripreso durante un volo NASA nel novembre 2017; la seconda mostra altre lastre fotografate nella stessa campagna. Entrambe aiutano a visualizzare la differenza fra ghiaccio e acqua libera, ma non sono immagini del massimo misurato il 14 settembre 2026. I valori citati derivano dalle osservazioni e dall’analisi NASA/NSIDC.
Per capire perché gli scienziati osservano sia il massimo sia il minimo, pensa al respiro annuale del ghiaccio. La superficie si espande durante il freddo e si contrae durante la stagione calda. Il massimo racconta quanto lontano sia arrivata l’espansione invernale; il minimo racconta quanta copertura è rimasta dopo l’estate. I due numeri rispondono a domande diverse e possono avere posizioni differenti nelle rispettive classifiche storiche.
Il valore del 2026 non va confuso con un volume di ghiaccio. I 17,59 milioni di chilometri quadrati indicano un’estensione sulla superficie del mare, calcolata secondo una soglia di concentrazione. Non dicono, da soli, quanto siano spesse le lastre in ogni punto. Una zona vasta con ghiaccio sottile e una con ghiaccio spesso non sono equivalenti, anche se un semplice conteggio dell’estensione può includerle entrambe.
La NASA mostra anche immagini e confronti tra anni diversi. Sono strumenti molto utili, ma la loro lettura richiede attenzione: colori, linee e soglie sono scelte per rappresentare dati misurati. Una fotografia di un punto del mare di Weddell, come quelle presenti in questo articolo, fa vedere la varietà delle forme del ghiaccio; non permette invece di calcolare l’estensione di tutto l’Antartide. Per quello servono osservazioni sistematiche su scala continentale.
L’inizio della serie alla fine degli anni Settanta è un altro dettaglio da ricordare. “Terzo più basso nei dati satellitari” significa terzo più basso nel periodo coperto da questo metodo di osservazione continuativa. Non significa necessariamente terzo più basso di tutta la storia della Terra: per epoche precedenti non esiste la stessa sequenza di misure confrontabili.
Le variazioni antartiche non sono una linea perfettamente regolare. La stessa NASA ricorda anni di massimi elevati nel periodo 2012–2014 e il cambiamento iniziato successivamente. Una stagione con più ghiaccio di quella precedente non annullerebbe automaticamente una tendenza di più anni; una stagione particolarmente bassa, allo stesso modo, non spiega da sola tutte le cause. Per questo gli enti scientifici mantengono serie aggiornate e confronti di lungo periodo.
Il ghiaccio galleggiante e quello sulla terraferma hanno anche effetti diversi quando si sciolgono. La fusione del ghiaccio marino non è la stessa cosa della perdita di massa di un ghiacciaio terrestre che riversa acqua nell’oceano. La distinzione non rende il ghiaccio marino irrilevante: la sua presenza influenza la superficie dell’oceano e l’ambiente polare. Semplicemente, non bisogna trasformare il numero di oggi in una stima diretta dell’innalzamento del mare.
Le nubi spesso nascondono le regioni polari alla vista. I sensori a microonde passive utilizzati per questa serie sfruttano una proprietà fisica differente dalle normali fotografie. La NASA spiega che il ghiaccio marino emette più energia a queste lunghezze d’onda rispetto all’acqua libera e che il segnale attraversa le nuvole. È uno dei motivi per cui le misurazioni possono essere raccolte con continuità anche in condizioni difficili.
Il monitoraggio è il risultato del lavoro di più strumenti e istituzioni. La NASA cita le osservazioni avviate con Nimbus-7, proseguite con altri satelliti e integrate negli anni successivi; il National Snow and Ice Data Center partecipa all’analisi dei dati. Nel 2025, secondo la NASA, gli scienziati hanno iniziato a usare anche osservazioni del satellite giapponese GCOM-W. Questo non cambia il significato della soglia del 15 per cento, ma ricorda che una serie lunga richiede metodi curati e documentati.
Una domanda utile da porsi davanti a ogni titolo sul ghiaccio è: di quale ghiaccio parla? Artico o Antartide, mare o terraferma, massimo invernale o minimo estivo, estensione o spessore? Nel caso dell’aggiornamento NASA del 12 ottobre la risposta è precisa: ghiaccio marino antartico, massimo stagionale invernale, estensione stimata al 14 settembre. Chiarire queste parole consente di confrontare notizie senza mescolare fenomeni differenti.
Chi vuole approfondire può partire dalla pagina originale NASA e seguire i riferimenti al NSIDC. Lì il numero compare con il contesto della serie storica e con l’indicazione del metodo usato. È preferibile a un’immagine isolata condivisa sui social: una bella foto può attirare l’attenzione, ma la notizia scientifica sta nelle misure, nelle date e nelle definizioni.
Le stagioni future forniranno altri tasselli. Il ghiaccio continuerà a ritirarsi verso il minimo estivo e poi a espandersi nuovamente; solo confrontando le misure con quelle precedenti si capirà come si colloca il ciclo seguente. Non sarebbe corretto usare oggi il massimo di settembre per affermare quanto ghiaccio ci sarà a febbraio. Le condizioni dei prossimi mesi non sono ancora note e verranno misurate, non indovinate.
Questa notizia mostra bene perché la data dell’evento e quella dell’articolo vanno tenute separate. Il massimo stimato risale al 14 settembre 2026, mentre la sintesi NASA è stata pubblicata il 12 ottobre. Il tempo intermedio serve a raccogliere e valutare le osservazioni. Scrivere entrambe le date evita che il lettore pensi a un’improvvisa variazione avvenuta ieri o a un’immagine satellitare scattata nel momento della pubblicazione.
Il dato essenziale da portare via è dunque questo: massimo probabile il 14 settembre, 17,59 milioni di chilometri quadrati e terzo valore più basso nella serie satellitare per un massimo annuale antartico. L’aggiornamento è stato pubblicato dalla NASA il 12 ottobre 2026. Per seguire l’evoluzione successiva è meglio consultare le serie scientifiche aggiornate, non giudicare il fenomeno da una sola fotografia.
Fonte della notizia: NASA Earth Observatory, 12 ottobre 2026, https://science.nasa.gov/earth/earth-observatory/antarctic-sea-ice-grows-to-its-2026-maximum/. Foto illustrative reali: NASA/Nathan Kurtz e NASA/Digital Mapping System, riprese del novembre 2017 nel mare di Weddell; https://science.nasa.gov/earth/earth-observatory/antarctica-from-above-2/. Uso secondo le linee guida media NASA.

