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Oggi inizia la settimana UNESCO sull’informazione: il controllo da fare prima di condividere
Una frase ci preoccupa, un’immagine sembra incredibile, un messaggio arriva da una persona conosciuta: il dito è già sul tasto “inoltra”. Proprio oggi, 24 ottobre 2026, inizia la Global Media and Information Literacy Week dell’UNESCO, una settimana internazionale dedicata alla capacità di trovare, capire, valutare e creare informazioni in modo responsabile. Il tema scelto per il 2026 è “We All Play a Part – Media and Information Literacy for the People”: tutti abbiamo una parte. Non è una campagna rivolta soltanto a giornalisti o studenti. Riguarda anche il gruppo di famiglia, il video che compare sul telefono e la notizia che ci viene chiesto di diffondere subito. La sequenza pratica per fermarsi senza perdersi arriva alla fine.
Date e tema sono quelli annunciati dall’UNESCO
La pagina ufficiale dell’UNESCO colloca la settimana dal 24 al 31 ottobre 2026. L’organizzazione la presenta come un’occasione annuale per mobilitare soggetti di tutto il mondo e far crescere l’alfabetizzazione mediatica e informativa. L’edizione di quest’anno usa un modello decentralizzato e partecipativo: non c’è un solo evento che parla a tutti, ma una rete di incontri regionali, laboratori, campagne e attività tematiche organizzate da uffici UNESCO e partner.
Il programma chiama in causa educatori, ricercatori, giornalisti, giovani, creatori di contenuti digitali, autorità, genitori e associazioni. L’elenco è importante perché rompe una comoda delega: non possiamo chiedere a una sola categoria di rendere affidabile l’intero ambiente informativo. Chi pubblica deve essere trasparente, chi gestisce le piattaforme deve assumersi responsabilità, ma anche chi legge e inoltra compie una scelta con effetti reali.
Alfabetizzazione non significa sapere usare ogni tasto
Una persona può usare bene uno smartphone e tuttavia essere ingannata da un contenuto costruito con cura. L’abilità tecnica aiuta ad aprire un link o ingrandire un’immagine; l’alfabetizzazione informativa chiede domande diverse. Chi afferma questa cosa? Da dove arriva il dato? La data è attuale? La fotografia mostra davvero l’evento descritto? Un’altra fonte indipendente conferma?
Non occorre diventare investigatori professionisti. Serve riconoscere quando una decisione è più grande della nostra certezza. Se una notizia riguarda salute, sicurezza, denaro o emergenze, l’asticella deve salire: prima le autorità e le fonti competenti, poi i commenti. Se si tratta di una curiosità innocua, una verifica rapida può bastare. La competenza è anche saper proporzionare il controllo al possibile danno.
Perché le emozioni fanno correre il messaggio
La Commissione europea ricorda che i contenuti manipolativi cercano spesso una reazione forte. Rabbia, paura, orgoglio e sorpresa accorciano il tempo fra lettura e condivisione. La frase “prima che lo cancellino” non offre una prova: crea urgenza. “Nessuno te lo dirà” non dimostra un complotto: invita a sentirsi parte di un gruppo speciale. Anche un contenuto vero può essere presentato in modo da togliere contesto e spingere a una conclusione eccessiva.
La prima difesa non è conoscere tutte le tecniche. È accorgersi dell’effetto che il messaggio sta producendo. Se ci fa venire voglia di inoltrarlo immediatamente, proprio quello è il momento di rallentare. Non bisogna vergognarsi dell’emozione: è umana. Ma l’emozione può diventare un campanello, non un comando.
Il nome della fonte non basta se l’indirizzo è imitato
Un sito può usare colori, caratteri e simboli simili a quelli di un giornale o di un ente. Può cambiare una lettera nel dominio oppure aggiungere una parola che sembra plausibile. Sullo schermo piccolo la differenza sfugge facilmente. La Commissione europea indica fra i segnali positivi un indirizzo web familiare e scritto correttamente; fra i segnali di cautela cita domini insoliti o costruiti per imitare quelli noti.
Prima di fidarsi, tocca la barra dell’indirizzo e leggila per intero. Se il collegamento arriva in un messaggio, non inserire credenziali né dati personali. Cerca separatamente il nome dell’ente nel browser e raggiungi il sito dalla pagina ufficiale. Un logo copiato non ha valore di certificazione. Anche il lucchetto della connessione indica che il traffico è cifrato, non che il contenuto sia vero.
Una fotografia può essere autentica e usata male
Non tutte le immagini ingannevoli sono generate dall’intelligenza artificiale. Una fotografia vera può provenire da un’altra città, da un altro anno o da un evento differente. Un’inquadratura stretta può nascondere ciò che accade intorno. Una didascalia può trasformare una prova di esercitazione in un’emergenza reale. Il primo controllo consiste nel cercare origine, autore, data e contesto.
La fotografia di apertura di questo articolo mostra una persona che scorre realmente un elenco di notizie sul telefono, ma è un’immagine d’archivio: non ritrae una partecipante alla settimana UNESCO del 2026. La seconda mostra un vero incontro dedicato alla verifica dei fatti, anch’esso illustrativo. Dichiararlo apertamente è parte dell’alfabetizzazione: una foto pertinente rende leggibile il tema, ma non deve fingere di documentare un evento diverso.
Anche il video ha un prima e un dopo
Un filmato di dieci secondi può iniziare dopo la causa di un gesto e finire prima della sua conseguenza. Può essere rallentato, accelerato, ritagliato o accompagnato da un audio non originale. Le tecnologie generative aggiungono immagini e voci sintetiche, ma il problema del contesto esiste da molto prima. Chiedere “dove è stato pubblicato per la prima volta?” resta una domanda potente.
Se il video riguarda una persona privata, non trasformare la curiosità in invasione. Evita di diffondere volti, targhe, indirizzi o situazioni umilianti. L’eventuale verifica non giustifica una caccia all’identità. Per una notizia di interesse pubblico, cerca la versione completa presso una fonte responsabile; per un contenuto personale, la scelta più prudente può essere semplicemente non condividerlo.
Più fonti non significa più copie dello stesso testo
Dieci siti possono riprendere la stessa dichiarazione senza averla controllata. La quantità dei risultati non coincide con l’indipendenza delle fonti. Occorre risalire al documento originario e poi cercare conferme che abbiano svolto un lavoro proprio. Un comunicato dell’ente prova che l’ente ha fatto quell’annuncio; non prova automaticamente che ogni previsione contenuta si realizzerà.
Per scienza e salute, la Commissione europea suggerisce di partire da autorità sanitarie, organismi pubblici e agenzie competenti invece che da post anonimi. Per un evento culturale, il sito dell’organizzatore conferma programma e accesso. Per un’interruzione locale, il gestore del servizio e il Comune hanno ruoli diversi da una chat di quartiere. Scegliere la fonte giusta dipende dalla domanda concreta.
La data può cambiare il significato
Una notizia vecchia ripubblicata oggi può sembrare nuova. Una fotografia di scaffali vuoti durante un episodio passato può essere collegata a una protesta diversa. Un avviso valido per un solo giorno può continuare a circolare dopo la riapertura. Prima di condividere, cerca sia la data di pubblicazione sia la data dell’evento: non sempre coincidono.
Controlla anche eventuali aggiornamenti. Un articolo corretto alle 9 può non descrivere più la situazione delle 18. Le fonti responsabili indicano modifiche o pubblicano un nuovo avviso. Uno screenshot, invece, congela tutto e nasconde il collegamento alla pagina viva. Quando possibile condividi l’URL originale, non soltanto l’immagine del titolo.
La settimana mondiale diventa concreta nei territori
La pagina UNESCO delle celebrazioni raccoglie attività in numerosi Paesi: laboratori, incontri per genitori e insegnanti, esercizi di verifica, iniziative sull’intelligenza artificiale e campagne per un uso responsabile delle tecnologie. Alcune date cadono dentro il periodo 24–31 ottobre, altre sono collegate alla celebrazione in settimane vicine. Questo mosaico spiega il carattere decentralizzato annunciato dall’organizzazione.
Non tutti gli eventi sono rivolti al pubblico italiano e non tutti sono online. L’elenco non va trasformato in un invito generico a registrarsi ovunque. Serve piuttosto a vedere quali capacità vengono esercitate: distinguere fatti e opinioni, controllare account e video, comprendere come circola l’informazione, creare contenuti chiari. Sono attività che possono essere adattate anche a una conversazione domestica senza bisogno di strumenti complicati.
Un piccolo esercizio in famiglia
Scegliete un contenuto non traumatico e senza dati personali: per esempio la foto di un luogo, una curiosità storica o l’annuncio di un evento. Una persona legge il titolo, un’altra cerca la fonte originaria, una terza controlla data e immagine. Alla fine confrontate ciò che il titolo faceva immaginare con ciò che la fonte dice davvero. L’obiettivo non è cogliere qualcuno in errore, ma rendere visibili i passaggi.
Chi ha più familiarità con il telefono può occuparsi della ricerca inversa o dell’indirizzo; chi conosce il territorio può riconoscere un luogo; chi ricorda la cronologia può notare una data incompatibile. “Tutti abbiamo una parte” diventa così qualcosa di concreto: competenze diverse si completano. Nessuno deve consegnare password, dati sanitari o informazioni private per partecipare.
Che cosa fare quando non si riesce a verificare
Non arrivare a una risposta non è un fallimento. Alcune informazioni non sono ancora disponibili, altre richiedono conoscenze o accessi che non abbiamo. La frase corretta può essere “non riesco a confermarlo”. È più utile di una certezza inventata. Se il contenuto potrebbe creare allarme o danno, non condividerlo finché non emerge una fonte affidabile.
Le piattaforme offrono strumenti per segnalare contenuti ingannevoli o dannosi. La Commissione europea consiglia di non alimentarne la diffusione e di usare le funzioni di segnalazione quando opportuno. Evita però campagne contro singole persone e non pubblicare i loro dati. Correggere un’informazione non richiede umiliare chi l’ha ricevuta o condivisa in buona fede.
La soluzione dei novanta secondi
La soluzione finale è una pausa breve con cinque domande. Uno: chi lo dice e posso raggiungere la fonte senza passare dal messaggio? Due: quando è stato pubblicato e quando è accaduto? Tre: un’altra fonte credibile e indipendente conferma? Quattro: immagine e video appartengono davvero a quel contesto? Cinque: il testo cerca soprattutto di informarmi o di farmi reagire in fretta? Se una risposta manca, l’inoltro aspetta.
In novanta secondi non si risolve ogni indagine, ma si interrompe l’automatismo. La settimana UNESCO comincia oggi e dura fino al 31 ottobre; il suo messaggio più utile può entrare in qualunque gruppo di famiglia: leggere, fermarsi, controllare, poi decidere. Non dobbiamo condividere tutto ciò che riceviamo. Anche scegliere di non premere un tasto è una forma di partecipazione responsabile.
Fonti verificate il 24 ottobre 2026
UNESCO, Global Media and Information Literacy Week 2026, date, tema e impostazione internazionale: https://www.unesco.org/en/articles/global-media-and-information-literacy-week-2026
UNESCO, celebrazioni e attività registrate nel mondo per l’edizione 2026: https://www.unesco.org/en/weeks/media-information-literacy/around-world-2026
Commissione europea, guida “Finding information you can trust”: https://commission.europa.eu/digital-life/finding-information-you-can-trust_en
Fotografia di apertura: Japanexperterna.se / Wikimedia Commons. CC BY-SA 2.0 — https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0. Fonte: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Scrolling_on_phone.jpg. Versione ridotta fornita da Wikimedia Commons; conversione tecnica in JPEG senza ritocchi editoriali. Fotografia reale e illustrativa; non sostituisce le fonti dell’articolo né documenta automaticamente l’evento descritto.

